CrossFitter e Rower, una relazione complicata

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Crossfitter e rower una relazione complicata

Nonostante il Rower faccia parte dell’equipaggiamento di ogni Box, la relazione con i CrossFitter è decisamente complicata, per non dire disastrosa. Basta guardare con l’occhio del canottiere come la maggior parte dei CrossFitter usa il classico Concept2 Model D per capire che qualcosa non funziona. Youtube è piena di video di qualifica basati sul Rower, ma sfortunatamente la maggior parte di essi mostra scene a dir poco raccapriccianti. 
Colpa dei coach che non hanno idea di cosa significhi vogare veramente? O colpa dei loro atleti che non riescono ad imparare uno schema motorio che non è esattamente semplice? 
Voglio dire che sebbene si dica sempre che la specializzazione del CrossFit sia quella di non essere specializzato, ciò non vuol dire che essere aspecifici autorizzi le persone a fare male tutto perchè “non sono specializzati”. Questo è particolarmente vero per il rowing, così come per il weightlifting e la ginnastica e ci riporta al discorso che forse quei famosi due giorni di L1, L2 e co. non sono esattamente indice di preparazione dei trainer. Anche se il punto, qui, è un altro.

La mia storia

Mi sono avvicinato al CrossFit nel 2009, una vita fa ed ho aperto 3 Box, oltre che aiutare almeno un’altra ventina di persone a fare lo stesso. Ho anche un L1, un L2 e avrei tanto voluto un L3 se non fosse che guardare i video di Glassman mi fa addormentare. Del resto avendo studiato cose tipo fisiologia, anatomia e compagnia bella in passato, ho pensato che forse potevo risparmiarmi la cosa.
Arriviamo al 2016, quando cioè da CrossFitter medio ma curioso di una certa età, mi sono chiesto come fosse vogare in acqua e siccome vivevo su un lago, quello di Lugano, che conta ben tre diverse società di canottaggio, ho deciso di provare. Diciamo che l’impatto non fu il massimo perchè, diciamolo, il CrossFitter pensa che basti mettere forza ignorante in tutto per riuscire bene ma, nel caso del canottaggio, la forza bruta non serve a molto se non si impara a controllarla.
Ed è così che, grazie ad un coach molto paziente e svariati bagni nel lago in ogni stagione dell’anno, ho iniziato ad appassionarmi a questo sport, passando molto, moltissimo tempo sul rower e in acqua. Io sono uno che se deve fare una cosa cerca di farla il meglio possibile e sono sempre stato convinto che se si vuole imparare a fare bene qualcosa, bisogna imparare dai migliori. 
Così lasciai la società di canottaggio in Svizzera per passare ad una Italiana, non una qualunque ma l’iconica Canottieri Gavirate che per chi non conosce questo sport, sta al canottaggio come CrossFit Mayhem sta al CrossFit. Certo per i Master Agonisti come me non è facile tenere il passo con giovani campioni che arrivano da buona parte delle nazionali del mondo ad allenarsi qui, ma la quantità di cose che si riesce ad imparare, anche solo stando lì fermi ad osservare è titanica.
Dato che non sempre il lago offre le condizioni ideali per allenarsi, il remoergometro rimane uno strumento molto utilizzato e per quanto mi riguarda è la base dei miei allenamenti quotidiani dato che finora, causa Covid, ho potuto partecipare solo a gare di Indoor Rowing. Ho quindi avuto modo di conoscere questo attrezzo nel profondo, in modo intimo, quasi malato e naturalmente ho imparato ad usarlo e rispettarlo, esattamente come feci a suo tempo con il bilanciere. Ma questa è un’altra storia.

I CrossFitter ed il Rower

Sono pochi i CrossFitter che conoscono il Rower e lo rispettano. Del resto, considerando che molti CrossFitter e tra di essi molti coach, chiamano l’attrezzo “row”, capite bene che parlare di rispetto è del tutto superfluo. Per la cronaca il nome giusto sarebbe “indoor rower” o per gli amici “erg”. In italiano remoergometro, giusto per dire.
La maggior parte di chi pratica CrossFit non ha la minima tecnica e basa tutte le proprie performance sul fatto che “basta tirare” quando invece il rowing è un movimento che trae la sua potenza dalla spinta delle gambe e non dalla tirata delle braccia che è del tutto marginale.
Il CrossFitter fa quello che i canottieri chiamano “zappare”, ovvero mettere tutta la forza bruta senza “sentire” come l’attrezzo reagisce a questo trattamento. Poi possiamo disquisire su come il canottiere fa un clean o un jerk o finanche un burpee, ma diciamo che il 90% dei CrossFitter messi in acqua su una barca per principianti, farebbero sicuramente un bagno entro le prime 5 palate. Lo so per esperienza. E vi assicuro che i laghi del Nord in inverno, non sono esattamente il posto dove uno vuole finire in ammollo, ne una ne più volte per sessione.
Il problema è che non si può nemmeno dire che la tecnica dei CrossFitter, non tutti ma quasi, faccia schifo perchè, in pratica, non hanno una tecnica. Semplicemente si attaccano all’impugnatura e tirano fino a che soppiano. Come diceva un vecchio CrossFItter: “dove non arriva la tecnica, arriva l’ignoranza”. E questo è il caso. 

Il Concept2 model D ed il RP3 model S

Il rower più diffuso in assoluto nei Box è il mitico Concept2 Model D. E’ una macchina robusta, collaudatissima ed economica che richiede manutenzione minima. Minima non vuol dire nulla, ma lasciamo stare questo argomento. Il Concept2 Model D ha la tempra di un soldato del Wessex perchè non potrai mai maltrattarlo abbastanza da sopraffarlo e la sua natura instancabile lo rende praticamente indistruttibile anche sotto i colpi del CrossFitter più barbaro. 
Allo stesso tempo sa fingersi docile con chi non ha la forza necessaria a farlo “girare” come si deve ed è questo il motivo per cui lo troviamo anche nella maggior parte delle palestre di ogni tipo del pianeta. Il Concept2 Model D è di fatto una macchina per fare esercizi che, seppur richieda una tecnica d’uso precisa ed un approccio mentale di un certo tipo, è un po’ come quei grossi cani che se li fai incazzare ti sbranano ma si lasciano anche torturare dei bimbi e ci giocano volentieri.

Dovete però sapere che ci sono delle valide alternative a questa macchina e anche se i miei amici della Concept2 mi faranno il cazziatone, vi dico che se volete veramente imparare la tecnica di voga migliore per bruciare qualunque PR, dovete provare un RP3 model S. Si tratta in un rower un po’ diverso dal solito perchè non è solo il seggiolino a scorrere su un binario, ma anche la ventola. In pratica le parti mobili sono due e con la passata si allontanano l’una dall’altra.

Qui o si impara cosa è il controllo della forza applicando parecchia coordinazione, o si finisce con lo sbattere avanti e indietro come le palline di un flipper. Il che non vuol dire che non ci si possa dare dentro, solo che lo si deve fare con un controllo assoluto. E qui entra in gioco il core, il cui ruolo nel canottaggio è fondamentale perché è dove la forza generata dalle gambe si trasferisce all braccia per la parte finale del ciclo di voga.
Se in in acqua non si applica correttamente la sequenza “gambe, schiena, braccia” di resta praticamente fermi sul posto, se la stessa cosa si fa sul RP3, il rischio è di venire sbalzati via brutalmente dal seggiolino. Però se uno impara a gestire il ciclo di voga su un RP3, sicuramente ne trarrà benefici non solo in acqua, ma anche sul Concept2 sul quale riuscirà letteralmente a volare.
Ecco perchè consiglio a tutti i CrossFitter di provare una sessione di anche solo 10 minuti su un RP3. Imparerete cos’è il controllo di forza e potenza e faticherete come non avreste mai pensato che fosse possibile, per fare delle distanze che normalmente coprite in tempi relativamente bassi.

Due tipi diversi di ragazza

Dato che il titolo del post era “CrossFitter e Rower, una relazione complicata”, per farvi capire la differenza tra queste due macchine, cito Anno Dryseagacker, un coach ed atleta Inglese leggendario che una volta scrisse: 

“Mettiamola così, se il C2 fosse una ragazza della tua vecchia scuola, sarebbe quel maschiaccio, che non riusciva a nascondere il suo bell’aspetto dietro il taglio di capelli da paggio e le magliette larghe. A differenza di tutte le altre ragazze a scuola, ti faceva sentire come se fossi un essere umano per metà decente, non una goffa e disarticolata collezione di manici di scopa tenuti insieme da elastici e da un sistema nervoso disfunzionale. 
Era quella ragazza con cui avresti potuto, più o meno, avere una possibilità con lei se davvero, davvero ci avessi provato e ti fossi ricordato di usare Clearisil ogni giorno. E anche se l’avessi fatto, sarebbe OK se ci avessi provato e non ti avrebbe reso la vita infelice per sempre in seguito.
RP3 sarebbe stata il tipo adulto e intelligente nell’angolo, che era, e lo sapeva, troppo figa per te, per la scuola, per un’agenzia di modelle, per tutto tranne che per laurearsi in Medicina a Oxford e nel suo modo di ritirare le chiavi di 10 Downing Street prima di ottenere quel Premio Nobel a Stoccolma. 
Era dura e poco amichevole e non sopportava volentieri gli sciocchi. Ha studiato chimica e matematica e classici, anche se la tua scuola non offriva i classici come materia ma il preside aveva troppa paura per dire di no. Il tuo sistema nervoso disfunzionale non poteva davvero far muovere gli elastici sui manici di scopa ogni volta che eri vicino a lei. 
E ogni volta che sembravi un disgraziato, lei aveva qualcosa di carino da dire. A voce alta. Non era gentile, non ti avrebbe permesso di farla franca con niente. C’erano insegnanti di matematica e allenatori di canottaggio che erano più indulgenti di lei.
Nessuno ha mai saputo cosa stesse pensando fino a quando non era troppo tardi e non avrebbe firmato l’annuario di nessuno. Ma poi, c’è stata quella volta che le hai parlato, ti sei davvero seduto e hai parlato, di qualcosa di utile, significativo e importante, ti sei reso conto, a qualunque costo, se avessi potuto provarci, solo questa conversazione, se lei avesse sorriso, se non ti avesse messo a terra in modo orribile e non ti avesse gettato la tua bevanda sui pantaloni, avresti potuto imparare a conquistare il mondo.
Ecco cos’è la RP3, è una ragazza cattiva con molto da insegnare a chiunque sia disposto a pensare tanto quanto è disposto a spingere sulla pedana.”