CrossFit: qualcosa non torna

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CrossFIt: qualcosa non torna

Più parlo con i trainer e più mi rendo conto che qualcosa, nel CrossFit di oggi non torna o quantomeno non funziona come dovrebbe. Mi spiego meglio. Da “anziano” CrossFitter quale sono, in quasi 12 anni ho potuto assistere all’evoluzione di questo metodo di allenamento che è passato da “attività di nicchia” a “popolare”. Inevitabilmente la popolarità ha portato un decadimento a livello qualitativo; è normale quando qualcosa diventa di massa.

Con l’andare del tempo siamo passati da una discreta attenzione alla qualità dell’allenamento ad una totale noncuranza. Ogni giorno, sui social network, i CrossFitter pubblicano svariati video dei loro WOD e delle loro classi e quello che si vede è un pressapochismo, non solo dal punto di vista dell’esecuzione dei movimenti, ma anche relativo a quali carichi vengono utilizzati ed alla difficoltà di gestione da parte delle persone.

Come già ho avuto modo di scrivere altre volte, sembra quasi che il mantra predominante sia “basta che si faccia fatica e va tutto bene”. Leggo post raccapriccianti di “WOD Sgrassanti” o altri che sono dei veri e propri testamenti. E ci credo che poi la gente “normale” pensa che il CrossFit sia un’attività per invasati.

La responsabilità dei Trainer

Quando dico che qualcosa non torna mi riferisco al fatto che parlando con molti trainer, tutti fanno discorsi su quanto era meglio ai vecchi tempi e di come ormai la qualità non viene più presa in considerazione. Tranne ovviamente che nel loro Box. Cioè a dire che tutti gli altri sono impreparati rispetto a loro, poi, però, i video dei loro clienti/soci/utenti/adepti smentiscono sistematicamente la affermazioni dei trainer che ritengono di fare un lavoro di qualità.

Frasi come “siamo troppi e molti non sono preparati” sono all’ordine del giorno, così come altre che lasciano trasparire sempre una certa responsabilità dei trainer che “non studiano” – “Non sono preparati” – “non sono laureati” e via discorrendo. Io non sono del tutto d’accordo su questa cosa. Cioè, mi rendo conto che tra i trainer e sedicenti coach ci sia un’ignoranza piuttosto diffusa su molti argomenti e materie, ma del resto il CrossFit è talmente ampio che è abbastanza difficile pensare di conoscere a fondo tutto di tutte le discipline da cui attinge molti dei suoi movimenti.

D’altro canto è anche vero che spesso mancano proprio le basi ed in certi casi sembra che quella superficiale ma utile “guida L1” sia stata dimenticata anche nelle sue parti più elementari. E se è vero che la pratica di uno sport non si studia, o quanto meno non la si impara solamente sui libri, è anche vero che non ci sono scuse per chi non conosce la basi.

Ma a dirla tutta i grandi ignoranti sono la minoranza. Il vero problema non è tanto sapere le cose, quanto capirle, saperle spiegare e farle capire e piacere agli utenti. E qui, ahime, qualche problema in più ce l’abbiamo. Perchè un conto è saper fare ed un altro è spiegare. Io conto fra le mie conoscenze parecchi atleti o ex atleti di elite di vari sport a livello olimpionico, ma solo pochi sono in gradi di spiegare in modo comprensibile alle altre persone ciò che devono fare e come farlo.

Faccio un esempio stupido. Il mio maestro di WL era solito ricordarmi che “prima di iniziare a tirare con le spalle il bilanciere, devi finire le gambe” Ci ho messo un po’ a capire che intendeva che dovevo estendere completamente anche e ginocchia. Una volta capita, questa cosa mi è rimasta in testa al punto che quando qualcuno a canottaggio non estende le gambe fino a fine carrello, io dico “finisci le gambe. Il risultato è che nessuno capisce mai cosa voglio dire anche se è vero che dicendo “estendi le gambe” probabilmente il risultato sarebbe lo stesso. E ancora, le persone, anche se sbagliato, capiscono “flessioni”, che è sbagliato, ma non capiscono il più corretto “piegamenti” sulle braccia.

Voglio ricordare che, come insegna la guida L2, un buon coach oper a vari livelli: verbale, visuale e tattile. Ecco, magari qui sta una parte del problema e cioè che molti trainer non si sanno spiegare o non si fanno capire. E quando vedono qualcuno che continua a sbagliare non si pongono il problema che forse la causa sia per la maggior parte delle volte la propria scarsa capacità di comunicare.

Le responsabilità degli utenti

Una volta li chiamavamo atleti ma personalmente ritengo che utenti sia più equo nei confronti dei veri atleti, perchè se è vero che tutti sono teoricamente atleti, è anche vero che lo sono nel momento in cui mettono un po’ di impegno in quello che fanno. E io tutto questo impegno non lo vedo così spesso. Al suo posto vedo molto pressapochismo e disinteresse e sicuramente non certo un approccio di chi vuole imparare qualcosa.

Una delle cose belle del CrossFit è che non ci sono segreti e tutta la metodologia è disponibile open source online. Il Journal è sempre stato una poderosa fonte di informazioni ed in un certo senso di formazione. Poi magari io sono strano quando cerco di capire perchè lo squat lo devo fare in un certo modo o quale sia il metodo migliore per fare delle semplici trazioni alla sbarra, ma credo che se si intraprende un percorso personale di miglioramento, basato sull’attività fisica, sia anche giusto almeno metterci un minimo di impegno.

E invece vedo CrossFitter che dopo anni di pratica non hanno ancora imparato nemmeno le basi di taluni movimenti e insistono nel voler fare a modo loro, ovvero sovraccaricarsi senza tenere in minima considerazione né la forma, né la possibilità di infortunarsi. E siamo di nuovo al punto di partenza. Magari anche loro hanno delle responsabilità, magari non danno retta ai loro trainer i quali, dopo un po’ di stufano di ripetere sempre le stesse cose e li lasciano fare.

Sbagliano i trainer che si rassegnano e bagliano gli utenti che non gli danno retta. Però, se decido di affidarmi ad una persona che riconosco come un professionista, devo anche ascoltare e seguire quello che mi dice e non annuire solo per fargli piacere e poi fare quello che voglio. Comunque sia il risultato di questa combinazione è una devastante ed emergente ignoranza che bene non fa né al movimento né ai suoi praticanti. 

Forse meno selfie e più attenzione a quello che si fa e come lo si fa, potrebbero risolvere il problema e quando ci sono delle domande è meglio farle e cercare delle risposte, piuttosto che brancolare nel buio dell’ignoranza e non porsi i problemi. Ci sono un sacco di risorse disponibili per imparare o quanto meno capire, basta imparare a distinguere quelle buone da quelle cattive, cercare di imparare e provare. Dai non è difficile.