Costantemente variato non singifica “a caso”

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costantemente variato non significa a caso

Sembra che allenarsi a caso sia l’attività preferita di molti CrossFitter e basta leggere un qualunque gruppo sui social a tema CrossFit per trovare centinaia di post di persone che si allenano totalmente a caso, dimostrando di aver travisato il senso di “costantemente variato”.

Che la variabilità sia una prerogativa del CrossFit, lo sappiamo tutti, così come sappiamo che questa stessa variabilità è parte del successo di questa forma di allenamento. E’ però evidente che a molto sfugge il concetto di allenamento legato a questa variabilità ed è così che tantissime persone fanno cose a caso.

La programmazione del Box

Ho passato un po’ di tempo a scorrere la storia delle programmazioni di alcuni Box. E’ facile, sta sul web quindi basta andare a ritroso nel tempo e ricostruire un periodo. L’idea che mi sono fatto è che molto “coach” non hanno assolutamente idea di quello che fanno. Ho trovato alcune programmazioni inconfondibilmente frutto del caso con esercizi combinati a caso ma soprattutto con uno svolgimento nel tempo altrettanto a caso.

Il CrossFit, come ogni altro tipo di allenamento, dovrebbe portare i praticanti a migliorare le proprie skill ed i propri livelli di performance ed è una delle attività in cui la misurazione di ogni cosa è quasi ossessiva. Il punto è che se misuro qualcosa che non si basa su un programma di crescita studiato ad hoc, in realtà sto solo misurando quanto chaos sono stato bravo a generare.

Magari nel corso L1 o L2 non si spiegano molto bene i principi della programmazione, ma ci sono fior di libri che lo fanno e che sarebbe utile far leggere ai coach che spesso ragionano più su quanto massacrare i proprio allievi, piuttosto che lavorare sul loro sviluppo e la performance. E se è vero che non a tutti interessa fare il “competitor” è anche vero che poter apprezzare oggettivamente i risultati del proprio impegno, fa sempre piacere. E con risultati non intendo gli infortuni, che spesso invece sono il solo risultato ottenuto.

Si presuppone che i trainer dovrebbero sapere quello che fanno, come somministarlo alle persone, come misurarne gli effetti e quindi come fare una programmazione. A quanto pare spesso non è così. Alcuni scelgono di affidarsi a delle programmazioni formulate da esterni e tutto sommato puô essere una soluzione per chi proprio si rende conto di non essere all’altezza della situazione. Personalmente lo trovo un po’ assurdo ma è sempre meglio che fare danni.Anche perchè questo è uno dei motivi per cui le persone lasciano i Box.

L’atleta che deve per forza strafare

Premesso che non sono tanto d’accordo con l’uso indiscriminato della parola atleta proposto da Glassman agli esordi del CrossFit, ho notato che vi sono molti di questi “atleti”, ovvero persone che frequentano i Box, che pur avendo la fortuna di disporre di un trainer che sa fare il suo lavoro, non lo considerano minimamente e cercano di strafare a tutti i costi.

Le endorfine in circolo piacciono a tutti, ma sfortunatamente tuti abbiamo dei limiti che eè meglio non superare se non si vuol efinire in qualche ospedale con qualche macchine e tubi attaccati qua e la per il corpo. Supponendo che un trainer sia in grado di programmare le classi in modo equilibrato ed efficiente, cosa che per fortuna molti sanno fare, non è chiaro perchè uno poi debba fare sempre di più di quello che era programmato.

Tipo la classica e per fortuna innoqua quanto inutile sessione di sit-up a fine classe. Che se fosse tutto li, potrebbe anche andare bene, ma il problema è che spesso si finisce con il fare una seconda classe “aggiuntiva” mettendo insieme cose tipo: consigli degli amici, materiale trovato su internet e perle di saggezza di nonna Luisa. Cioè, la classe è strutturata, o dovrebbe esserlo, per essere completa. Che bisogno c’è di fare di più per poi vantarsene con gli altri sul Web, resta per me un mistero inspiegabile.

Certo, se la programmazione del Box è scarsa, random e non comprende certi esercizi, posso capire che venga il desiderio di integrare ma, dato che poi si finisce con incasinare ancora di più le cose perchè si aggiunge all’incompetenza del trainer, quella dell’atleta, a quel punto, se uno non si sente sufficientemente “spremuto” farebbe bene a cambiare Box e trovarne un che lo mandi a casa disfato ogni giorno. 

Di Box così ce ne sono parecchi. Non discuto le loro scelte tecniche e commerciali ma mi limito a notare che l’offerta esiste e nella maggior parte dei casi, si tratta di box con degli head coach molto preparati che putanto a dei livelli di performance del loro atleti che non tutti possono reggere. Ma è una scelta ed è sempre meglio che far suicidare le persone con estenuanti WOD programmati a caso.

Informazioni open source

Il bello del CrossFit è che si basa su un modello open source, ovvero tutte le informazioni su cui si basa sono disponibili gratis ed in rete per chiunque. Io quando ho iniziato 11 anni fa, prima di fare il mio primo L1, mi sono messo a leggere tantissimi articoli del journal ed ho appreso informazioni che poi mi sono state utili per proseguire. 

Sarebbe bello se ogni atleta si prendesse la briga di leggere, non solo il journal, ma anche altra letteratura disponibile sull’argomento, in modo da rendersi conto da se cosa è meglio e/o giusto fare, non fosse altro per capire se il proprio trainer-coach conosce il suo lavoro e lo svolge nel modo ottimale. Sarebbe sicuramente meglio che improvvisare solo per farsi belli sui social, mentre in realtà non si fanno progressi e si rischia solo l’infortunio.