Atleti inconsapevolmente disabili

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Atleti inconsapevolmente disabili

Nello sport ci sono fondamentalmente tre tipi di atleti considerati disabili: quelli con qualche disabilità fisica più o meno grave, quelli con handicap intellettuali di vario genere e quelli inconsapevolmente disabili che si credono normali ma sono più disabili dei disabili veri. Oggi vi parlo di questi ultimi e penso che questo post non vi piacerà tanto.

La vera disabilità  nella testa

Premesso che gli atleti disabili o come dicono quelli che hanno studiato, gli atleti “adaptive” sono messi in condizione di gareggiare più o meno in quasi tutti gli sport degli altri atleti “normodotati” c’è da notare che loro, a differenza di tanti sedicenti “atleti agonisti” hanno dei livelli di motivazione e determinazione che difficilmente si riscontrano in atleti senza disabilità

E non parlo solo di allenamento e di concentrazione sul risultato, ma mi riferisco proprio all’atteggiamento generale. Durante la qualifiche per Tokyo del Pararowing della scorsa settimana e la prima regata degli Special Olympics, ho avuto modo di vivere per una settimana con i top atleti disabili di una trentina e nazionali e ho capito una cosa: la disabilità è solo nella nostra testa. Nella testa di noi “normali” che pensiamo a loro come dei “poveretti”, quando invece si tratta perlopiù di atleti che hanno molto ben chiaro quello che devono e possono fare ed ogni giorno si danno da fare per superare i propri limiti. 

I “poverini” sono quelli che guardano questi atleti dall’alto in basso considerandoli incapaci di conseguire risultati che, qualche volta, sono migliori di tanti “normodotati” che praticano uno sport anche a livello agonistico. E per fortuna anche in CrossFit si sono accorti di loro, offrendo la possibilità di partecipare ai Games a 16 diverse categorie. La notizia è che i disabili non sono quelli in sedia a rotelle o quelli con meno rotelle nella testa, ma sono quelli che pur non avendo nessuna disabilità clinicamente conosciuta, non riescono ad entrare nello spirito sportivo. Anche se il CrossFit non è uno sport in senso letterale.

I disabili del terzo tipo

Nei Box, così come anche nelle palestre, ci sono tanti disabili del terzo tipo che, forse, sarebbe meglio chiamare disadattati. Sono quelli che trovano il modo per lamentarsi di qualunque cosa, dal WOD troppo difficile, al fatto di essersi aperti le mani perché “la sbarra è troppo ruvida”. Atleti disadattati sono anche quelli che badano più alla forma che alla sostanza, tipo quelli che portano anche le mutande griffate e si presentano in classe con tanto di paracalli in carbonio e maglietta con scritto “born RX” ma che dopo 5 anni, ancora non riescono a fare un pull up, uno, decentemente.

Nei Box e nei gruppi social questi “atleti” pullulano e sono quelli che oltre a pubblicare orgogliosamente i loro infortuni di WOD come trofei della loro totale inabilità, anzi disabilità in questo caso, pongono ogni giorno domande assolutamente superflue, per di più a gente esattamente come loro, ovvero senza alcun livello di competenza. 

E cosÌ abbiamo quello che ha un’ernia ma invece di farsi vedere da un fisiatra chiede su Facebook se può fare lo stesso i deadlift. Abbiamo quella che si domanda se sono meglio le proteine della marca A o quella B a gente che è in grado a malapena di distinguerle per il sapore e su quello basa la propria analisi. 

Ci sono quelli che saranno meglio le Nano X o le Nike Y, ma che siccome ora non sono più di moda, chiedono lumi sulle Nobull. E pensare che io conosco un atleta olimpionico di WL che fa le alzate in infradito.

Abbiamo chi segue programmazioni “elite”, scalandole nel senso che fanno solo quello che gli piace fare e con carichi lontani anni luce da quelli prescritti per poi dire: “eh ma io seguo “Pincopallinotraininigprogram”. Per carità, non ce l’ho con le programmazioni, anche perchè conosco la maggior parte dei coach più blasonati e sono professionisti serissimi che stimo moltissimo. 

Ce l’ho con chi non ha capito che se vuole una programmazione realmente efficace deve pagare fior di soldini perchè deve essere customizzata e non una semplice programma di GPP che va bene per il “competitor” e la sciura Pina economico. Se vuoi andare ai Games non puoi risparmiare su queste cose. Magari su un paio di scarpe si, ma non sulla programmazione.

E qui mi fermo. Ecco, a mio parere, i veri disabili sono questi. Che poi sono paragonabili a quelli che si vestono come se stessero correndo il Tour de France, per fare il giro del quartiere su una bici da 8000 euro. O uscire in MTB abbigliati da gara internazionale e poi farsi a piedi tutte le salite e pure le discese, se ci sono radici.

I disabili, non sono i veri disabili

D’accordo che intorno allo sport, tutti gli sport, anche quelli in fasce come il CrossFit, c’è tanto commercio, ma davvero siete convinti che tutte queste sovrastrutture e queste perdite di tempo a cercare delle scorciatoie siano più efficaci che tacere, allenarsi a testa bassa e seguire i consigli dei vostri coach che sono i soli a conoscervi veramente e che sarebbero molto più felici se vi vedessero portare a termine un WOD decentemente, piuttosto che vedervi arrivare con un nuovo paio di scarpette fucsia?

E scagli la prima pietra chi non è un po’ disabile e disagiato.