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Quando il nostro problema siamo noi

dicembre 28, 2017

Più ci si addentra nella pratica del CrossFit e più ci si scontra con i propri limiti i quali, spesso, risultano essere abbastanza frustranti. A dire il vero la frustrazione può manifestarsi anche nei primi periodi di pratica quando cioè ci si rende conto che ciò per alcuni sembra facile è per noi quasi impossibile. Premesso che nel CrossFit non esiste niente di impossibile, è chiaro che il vero problema, anzi per meglio dire l'ostacolo al nostro miglioramento siamo spesso noi stessi.

La prima cosa da considerare è che i traguardi che altri hanno raggiunto e che ci paiono montagne insormontabili sono probabilmente frutto di duro lavoro e magari di ore ed ore di allenamento sottratte ad altre attività o alla vita sociale o a quella professionale. E' ovvio che chi ha un lavoro con orari fissi e non può frequentare il box al di fuori degli orari delle classi avrà delle oggettiva difficoltà nel poter seguire dei programmi di allenamento più complessi e strutturati.

Tuttavia questo non dovrebbe essere un motivo di risentimento verso chi invece ha fatto una scelta diversa o dispone di più tempo per allenarsi perchè è ovvio che il paragone risulta essere sfavorevole a chi ha limiti oggettivi legati al proprio lavoro o ai propri impegni. In questo scenario, coloro che invidiano chi ha fatto delle scelte diverse, peggio ancora senza conoscerne storia e motivazioni, fa del male solo a se stesso visto che in sostanza addossa a chi ha fatto scelte diverse la colpa dei propri insuccessi. Si tratta in realtà solo di scuse per non ammettere di avere dei limiti e non avere la volontà o la capacità di superarli.

Un altra considerazione riguarda il fatto che nella community del CrossFit non si giudica ne l'operato ne le prestazioni di nessuno perché notoriamente ognuno ha i suoi demoni da sconfiggere. Si tratta di una regola non scritta insieme a quella per cui se si ha qualcosa da dire a qualcuno è bene affrontare direttamente la questione piuttosto che tenersi per se il disagio e coltivando allo stesso tempo un diffuso senso di risentimento verso tutto e tutti che può sfociare in esternazioni poco popolari che portano all'inevitabile isolamento da parte degli altri membri del gruppo.

Sfortunatamente anche in una comunità come quella di un Box, assimilabile ad una famiglia, capita che vi siano persone mature e "socialmente intelligenti" ed altre che in barba ad ogni forma di regola sociale si comportano come adolescenti viziati. Questi individui, che farebbero bene a concentrarsi sul loro operato prima di giudicare quello degli altri, amano ergersi a giudici ogni volta che ravvisano una situazione che tendono a percepire come penalizzante nei loro confronti.

Questi individui, che farebbero bene a concentrarsi sul loro operato prima di giudicare quello degli altri, amano ergersi a giudici ogni volta che ravvisano una situazione che tendono a percepire come penalizzante nei loro confronti. Ora premesso che per il buon equilibrio del gruppo non è interesse di nessuno escludere o privilegiare taluni membri della comunità rispetto ad altri, è ovvio che il disagio percepito da queste persone è generato non tanto dal gruppo, o quantomeno dalla parte equilibrata di esso, quanto dal proprio senso di inadeguatezza o dall'incapacità di rapportarsi in maniera sana agli altri. Comportamenti paranoici come ad esempio ritenere che vi siano persone che godono di maggiori privilegi rispetto ad altre, magari basandosi solo sulle apparenze o su informazioni parziali riguardo a situazioni in realtà ben più complesse, sono tipici sintomi di ciò che di fatto è un'insicurezza di fondo o ad una incapacità patologica di rapportarsi al resto del gruppo.

Da un punto di vista atletico, invece, prendersela con gli altri per i proprio insuccessi è quanto di più sbagliato si possa fare poiché non sono certo gli altri responsabili per la nostra mancanza di determinazione ma noi stessi, nel momento in cui riusciamo sempre a trovare qualche scusa per proteggere il nostro ego fragile ed incapace di resistere ai duri colpi che la pratica del CrossFit gli infligge. Generalmente i coach tendono sempre una mano alle persone che manifestano uno o più di uno di questi comportamenti ma è ovvio che il primo passo deve venire dai soggetti stessi poiché se non vogliono essere aiutati a superare le loro paure ed i loro limiti che, dunque, sono mentali ancor prima che fisici.

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