Fermiamoci a riflettere

ottobre 6, 2017

Negli anni '70 ho avuto la fortuna di fare parte di quei giovani che hanno fatto nascere in Italia il fenomeno delle cosiddette "radio private". Eravamo tutti giovincelli un po' ribelli che volevano dire la loro al mondo, volevano far ascoltare la propria voce di rivolta contro una società che, vista da adolescenti, era repressiva, vecchia e non capiva. E lo facevamo a suon di musica.

Bastava procurarsi un trasmettitore FM, attaccare un mixer con un paio di giradischi ed un microfono e chiunque poteva mettersi a fare programmi di ogni genere su ogni argomento anche senza conoscerlo a fondo o semplicemente pensando di fare bene. Il microfono dava il potere di poter imporre il proprio pensiero alle altre persone. Se l'aveva detto la radio. allora era per forza vero e se tu eri dietro a quel microfono eri una specie di celebrity locale. Tu avevi il potere di decidere che musica far ascoltare alla gente ma soprattutto di influenzare le loro scelte.

Tu avevi il potere di influenzare le loro scelte.

Alcuni di noi beneficiavano di una sorta di status privilegiato che portava ad avere beni e servizi gratis a condizione che ne parlassimo alla radio. Gli, chiamiamoli "sponsor" ne beneficiavano perchè non dovevano pagare la pubblicità a prezzo pieno e noi, piccoli divi, non ci facevamo pregare due volte. Beh dai, a 18 anni avere l'ultimo paio di jeans firmato o le scarpe fighe di marca o addirittura l'automobile del momento in comodato d'uso, che allora era rigorosamente una GOLF GTI era una figata ed essere complici di questa forma prototipale di ambush marketing non era affatto male. Oggi si direbbe che eravamo influencers o ambassadors.

Alla base di tutto però c'era sempre la necessità di essere ascoltati e quando gli argomenti iniziavano ad esaurirsi si entrava in modalità "rissa" e si attaccava qualcuno o qualcosa. In questo modo il pubblico si divideva, si infervorava e come diremmo oggi generava traffico. Oggi sui social succede più o meno la stessa cosa e sebbene il mezzo sia cambiato, molti di noi sono ancora nella situazione di pubblicare post e status a fronte dei regalini che i nostri cosiddetti sponsor ci elargiscono. E fin qui niente di strano nel senso che se io poniamo parlo bene di Pincopallo, ne mostro il logo quasi ad ogni post, cito questa azienda tra i miei ashtag e per questo ricevo abbigliamento sportivo sufficiente a vestire un piccolo esercito, non c'è nulla di male.

E' marketing come si fa oggi, ma se ad un certo punto per attrarre l'attenzione iniziassi a parlare male della concorrenza di pincopallo solo perchè in questo modo penso di attirare più attenzione ed andare in modalità rissa, come si faceva ai tempi della radio, probabilmente oggi diventerei impopolare molto rapidamente visto che all'epoca la comunicazione era monodirezionale mentre ora è bidirezionale e la gente ti può dire in faccia quello che pensa con un semplice commento. Ed agli sponsor non piacciono gli attaccabrighe. E che direbbe Pincopallo se iniziassi a spalare cacca sulla sua concorrenza? Forse deciderebbe di farsi pubblicità in un altro modo e sicuramente mi toglierebbe tutte quelle simpatiche magliette e scarpe di cui ho pieno l'armadio. E ciò perche tante aziende top ormai hanno una ferrea media policy sanno bene che attaccare, fare polemica o insultare gratuitamente, così come lamentarsi sempre, criticare chi si comporta diversamente o fa scelte diverse da noi e fare la parte di quelli mai contenti non paga.

Tutto questo per dire che al di la di tre magliette, cinque barrette ed altri regalini che più o meno tutti riceviamo per parlare bene di qualcuno, è importante capire che la tastiera e le parole che scriviamo, hanno una potenza devastante e non sempre ci rendiamo conto di questo quando scriviamo qualcosa nei nostri profili. E quanti più followers abbiamo, tanto più dovremmo sentire la responsabilità di pesare le parole e creare dei veri e propri mostri oltre che, spesso, tirarci delle grandi mazzate sulle palle da soli.

Per questo motivo, recentemente, anche io mi sono dato delle regole di comportamento dove ho deciso che non voglio più prendere posizioni pro e contro qualcosa. Il che non significa ignorare quello che accade, ma semplicemente tenersi per se le proprie considerazioni e sebbene questo possa sembrare ipocrita o "comodo" credo che sia meglio concentrarsi sul dare alle persone messaggi positivi e potendolo fornire qualche esempio da seguire, piuttosto che entrare in polemica con tutto e tutti.

Mi sono anche imposto un'altra cosa e cioè che se il funzionare da influencer o da testimonial per qualche azienda, dovesse portarmi a prendere delle posizioni contrarie alle mie convinzioni solo perchè "devo fare l marchetta", rinuncarei voletnieri a regalini e ricompense a meno che. ovviamente, non si tratti della mia azienda perchè in quel caso non ci sarebbe certo bisogno di arrivare a tanto. E fidatevi, meglio qualche gadget in meno ma essere coerenti.

Vi invito a fare altrettanto, che siate seguiti da milioni di persone o solo da cinque, che abbiate dei mega sponsor o solo la pizzeria "da pinuccio": facciamo attenzione all'influenza che abbiamo sugli altri e cerchiamo di dare sempre il buon esempio dimostrando che non è tutto da buttare via e non tutto è cattivo per forza ma soprattutto l'umiltà di non crederci superiori ad altri giudicando a cuor leggero ogni cosa che non ci piace.

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